16 Maggio 2021

POLSI E’ RESTARE BAMBINI

“Bonasira vi dicu a vui Madonna …”
(Polsi è restare bambini )

Siccome per me Polsi non è per nulla un luogo geografico, ma esclusivamente una dolce, meravigliosa sensazione, le numerose volte che vi sono andato non ho visto mai nessun simbolo mafioso: non solo una “Santa”, ma neppure una beata, una venerabile qualsiasi e neanche un’ancor più trascurabile serva di Dio.
Così come non solo non ho visto il “Vangelo”, ma nemmeno gli Atti degli apostoli, l’Apocalisse e manco le Epistole di san Paolo che scriveva un po’ a tutti ma a me non ha mandato mai non solo una lettera, ma nemmeno lo straccio d’un pizzino.
Detto questo, ci tengo pure a chiarire che, per quanto ateo, con la Madonna di Polsi ho il particolare rapporto di un figlio che ne ha combinate parecchie, ma che è sicuro del perdono e della benevolenza della Mamma. Lo so che questo rapporto può apparire, agli occhi dei più, incomprensibile. Però bisogna tener conto che sono un ateo santulucotu, cresciuto, cioè, a latte, pane e Madonna di Polsi. E perciò Polsi per me resta sempre quella della mia infanzia: un’esperienza trascendentale.
Per cui non saranno certo alcuni giornalisti fantasiosi, per non dire in malafede, a farmi cambiare idea. Poveri untorelli da strapazzo, che non capiscono che guardando a Polsi con gli occhi di questo mondo, se ne ha una prospettiva sbagliata: Polsi è una sensazione. Polsi è l’ansia di arrivarci la prima volta che ti ci portano sulle spalle della mamma o delle nonne, o, come talora capitava, nelle gerle dei muli, mentre sotto di te nel buio dolcemente mormorava la fiumara.
Polsi è gli antichi rumori notturni dei preparativi per la partenza ed il confuso “Si parti e si partiu di Santu Luca …” intonato dalle donne della parte alta del paese che diventava sempre più forte, sempre più chiaro, man mano che si avvicinavano alla chiesa. Polsi è la gioia della prima volta che ci arrivi e che sarà destinata a ripetersi ad ogni tuo ritorno. Polsi sono i tuoi morti che a quella Madonna hanno rivolto l’ultima invocazione. Polsi è la loro eredità più importante, e spesso anche l’unica, che ci induce a ripercorrere le antiche strade cantando le lodi di una Madonna che sentiamo vicina a noi più che in qualsiasi altro luogo della terra.
Polsi, infine, è l’unico modo per restare bambini e coltivare ancora la speranza di un domani migliore. Perciò, continua a restare, una leggenda, un mito, un arcano. E perciò resta una favola la cui conclusione non può essere che quel Viva Maria! che scaturito non dalla gola ma dal cuore della gente aspromontana, riempie la vallata, mentre l’eco va sempre più diffondendosi tra le montagne circostanti. Ed in quel grido, che a ben guardare non ha nulla d’esultante, ma che anzi fa venire i brividi tanto è angosciante e disperato, si racchiudono le speranze di tutto un popolo di disperati, di emigranti e di emarginati che sperano solo nella Vergine di Polsi.
… E mentre calano le prime ombre della sera, e insieme ad esse calano il vento ed i rumori, per la vallata echeggia la struggente “Bonasira vi dicu a vui Madonna …”. . E’ l’ora del saluto. In quelle note, dolci nella quiete serale, si materializza impalpabile ed ovattato nel silenzio dell’ora, il rapporto di tutto un popolo con una Mamma tanto buona e condiscendente da salutare i figli con lo stesso loro linguaggio e nella maniera più semplice e forse proprio perciò la più commovente: “Vajiti, bonasira e santa paci!”.
Mario Nirta

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