19 Gennaio 2021

Storia della Calabria di Orlando Sculli parte 1

Capitolo paesaggio calabrese nei vari periodo storici (Sculli)

La Calabria Preistorica Il Paleolitico inferiore  è documentato in Calabria dalla rappresentazione ,graffita su un macigno , di un bos primigenius (bisonte),scoperta nel 1961,a Papasidero in provincia di Cosenza.In tale periodo l’uomo fu occupato dalla raccolta,dalla caccia nelle foreste intatte e rigogliose e dalla pesca,in specchi d’acqua ,ovunque presenti, mentre il periodo storico successivo,il neolitico ,fu contrassegnato dalla nascita dell’agricoltura. Dalla preistoria alla Protostoria Coloro che illuminano il buio della storia della Calabria prima della colonizzazione ellenica,che iniziò nell’VIII sec. a.c.,sono alcuni autori greci dalle cui opere possiamo leggere   le informazioni: Omero, Tucidide, Polibio,Dionigi D’Alicarnasso. A riguardo, avevano parlato Ellanico di Lesbo  ed Antioco di Siracusa,ma la perdita delle loro opere ci impedisce di conoscere chiaramente le vicende legate a popoli che abitarono la Calabria nel periodo protostorico. Colui che si dilunga su queste tematiche,facendo riferimento ad opere non pervenute a noi,è Dionigi D’Alicarnasso che afferma nella sua opera ,Antichità Romane,che 17 generazioni prima della guerra di Troia( 1182 circa a.c.),Enotro,nipote di Pelasgo,figlio di Licaone, guidò nella terra chiamata ora Calabria ,un popolo in fuga dal Peloponneso,(probabilmente sotto la pressione dell’invasione achea ,all’inizio del XVII sec. a.c.).Dal condottiero che li guidava i sudditi furono detti enotri e la terra che abitarono la chiamarono  Enotria( terra del vino ). Reperti micenei  emersi in tanti contesti d’indagini archeologiche assicurano su  rapporti commerciali costanti tra l’Ellade e la Calabria nell’età del bronzo ,per cui è avvio che i modelli di sviluppo agrario saranno stati consimili ,considerando  che gli enotri, forse pelasgi ,protogreci, avevano lasciato la loro patria di fronte all’invasione degli achei,che scendevano da un nord meno progredito. Pertanto, accanto alla coltivazione della vite e del grano, sarà stata presente anche quella dell’ulivo e di alcuni alberi da frutta come il fico, i peri ed i meli. Di sicuro l’agricoltura impegnava più risorse umane dell’allevamento del bestiame, che sarà stato prevalente, in un contesto naturalistico ancora intatto, mentre la popolazione molto scarsa, era localizzata in villaggi situati sulle alture lontane dal mare.

Continua…

Orlando Sculli

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