28 Febbraio 2021

Bovalino RC Cartoline archivio Mirarchi

Fonte Wikipedia
Bovalino si affaccia sulla costa ionica ed è uno dei tanti punti di riferimento dei turisti che scelgono la Calabria. La particolarità del territorio consiste nella possibilità di avere mare e montagna a pochi minuti di distanza. Notevole lo sviluppo della spiaggia e del mare cristallino, di estrema importanza per la mitigazione del clima bovalinese. Oltre a Bovalino Marina vi è Bovalino Superiore, ad un’altezza di circa 200 metri sul livello del mare, antico borgo che presenta le testimonianze storico-architettoniche del paese delle origini.

Storia

Le origini di Bovalino non sono molto chiare: molti studiosi ne fanno risalire la fondazione in età romana, identificandola con vari centri costieri di incerta ubicazione, come Altanum (una stazione di posta romana) o la più antica Uria, avamposto militare della colonia greca di Locri Epizefiri.[3] Un importante riferimento di questo periodo è l’iscrizione, in lingua greca, posta su un angolo del castello di Bovalino Superiore, probabilmente usata come materiale di risulta durante la ristrutturazione del maniero nel XVI secolo[4], dove, secondo gli esperti, si farebbe riferimento a CORNELIOS PUBLIUS, un quadriumviro di età romana che doveva possedere una villa nel territorio bovalinese.

Un riferimento più attendibile all’originale nucleo abitato di Bovalino accenna alla probabile distruzione, nel 986, di Boidin da parte dei pirati arabi.[5] Quindi, i sopravvissuti si sarebbero ritirati dalle zone costiere per rifugiarsi su una collina di tufo alta 200 metri, meglio difendibile dalle incursioni arabe, dando origine all’attuale borgo di Bovalino Superiore. Per quanto riguarda il nome del centro urbano, di derivazione greca, esistono due teorie: la più accreditata riporta questo toponimo con il significato di “terra dei buoi“, per la probabile presenza di mandrie di bovini nella zona[6]; un’altra possibile interpretazione, anch’essa di origine greca, interpreta il nome Bovalino come “luogo dove si trova il lino”, a causa della diffusa coltivazione del lino a livello locale[7].

Dopo la conquista normanna dell’Italia meridionale, per via della natura difensiva del territorio, verso il 1100 il Conte Ruggero I d’Altavilla detto il Normanno, fratello di Roberto il Guiscardo, duca di Calabria e di Puglia, vi fece costruire un poderoso castello, allo scopo di amministrare e controllare il territorio. Bovalino, divenuta ormai una Motta, ossia un borgo fortificato grazie alla presenza del castello, venne concesso in feudo alla famiglia Conclubet, signori d’Arena, di Stilo e di Gerace. Da punto di vista urbanistico, fuori dalla Motta si crearono due sobborghi: la Guarnaccia (corrispondente all’area dove sorge la Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria) e lo Zopardo (in prossimità della Chiesa, chiusa e non adibita al culto, di Santa Maria del Soccorso), entrambi abitati da pastori, contadini ed artigiani.

Durante la dominazione sveva (11971265), Bovalino, il cui territorio si estendeva dalla montagna al mare, tra la fiumara Bonamico e il torrente Pintammati, e comprendeva anche gli odierni comuni di Benestare, di San Luca e di Platì, fu amministrata da Fulcone Ruffo, che si ribellò a Manfredi, figlio e successore di Federico II di Svevia, e che da questi venne scacciato nel 1258, dopo un assedio di due anni al castello. Con la salita al trono napoletano di Carlo I d’Angiò, i Ruffo riottennero il feudo di Bovalino; nel 1288 il castello bovalinese (danneggiato da un terremoto nel 1222 e riparato per ordine di Carlo d’Angiò nel 1276) subì un’ulteriore assedio ad opera dell’esercito di Giacomo II d’Aragona, nell’ambito della guerra tra angioini e aragonesi per il possesso della Sicilia.

Dopo i Ruffo, nel 1445 il feudo di Bovalino passò, per via matrimoniale, ad Antonio Centelles, che lo perse per aver partecipato alla congiura dei baroni contro re Ferrante I d’Aragona; le terre bovalinesi vennero quindi date in feudo a Tommaso Caracciolo, marchese di Gerace, che nel 1457 fu condannato per tradimento e spogliato di tutti i suoi beni. Dopo un breve dominio da parte di Andrea De Pol (14581463), Bovalino tornò a Centelles, il quale però cadde nuovamente in disgrazia nel 1465 e venne privato di tutti i suoi possedimenti. Quindi, dopo una dominazione feudale da parte delle famiglie Pignatelli e Gagliardi, nel 1496 i Marullo, nobile famiglia messinese, tennero il feudo con il titolo di conte di Condojanni. Nel 1571 il conte Vincenzo Marullo partecipò alla battaglia di Lepanto con una galea, armata a proprie spese e con uomini provenienti dalla sua contea, tra i quali certamente anche bovalinesi. Questa avventura rovinò finanziariamente i Marullo, che nel 1584 vendettero all’asta il feudo, concesso ai Loffredo, i quali ottennero il titolo di marchese.

Sotto la signoria di Sigismondo Loffredo, Bovalino dovette subire, nel 1594, un attacco turco condotto da Scipione Cicala, un rinnegato genovese convertitosi all’Islam con il nome di Sinan Pascià: l’8 settembre di quell’anno i Turchi riuscirono ad espugnare il castello e a dar fuoco all’abitato, ma, stando alla tradizione popolare, mentre la gente era riunita in Chiesa per chiedere l’intercessione dell’Immacolata dal flagello, iniziò a piovere così intensamente da far spegnere l’incendio e far fuggire gli invasori. Da allora Bovalino Superiore ha elevato Maria Santissima Immacolata a propria patrona e fu fondata l’omonima Arciconfraternita, attiva tutt’oggi. L’assedio del castello bovalinese spinse il governo vicereale spagnolo a improntare dei sistemi difensivi contro le scorrerie turche nella zona, concretizzatisi nel 1605 con la costruzione di una torre d’avvistamento, la Torre Scinosa, a forma tronco-piramidale e posta sul litorale, abbattuta nel 1912 per far posto ad una piazza. Dopo i Loffredo, il feudo passò a Beatrice Orsini, la quale lo vendette a Sebastiano Vitale; questi, a sua volta, lo vendette nel 1650 alla famiglia Del Negro, patrizi genovesi che passarono Bovalino agli Spinelli. Infine, dopo il breve intermezzo di un membro dei Caracciolo, che divenne feudatario per aver sposato l’erede della precedente famiglia, ad ottenere il feudo bovalinese nel 1716 saranno i duchi Pescara Diano, che lo conservarono fino all’eversione della feudalità nel 1806.

Gravemente danneggiata dal terremoto del 1783, durante la dominazione francese Bovalino venne riordinata dal punto di vista amministrativo con la nuova legge comunale del 1811, la quale elevava il paese a comune autonomo, ma ne distaccava i casali di Benestare e di Cirella: il primo divenne anch’esso comune autonomo, mentre il secondo venne aggregato al comune di Natile. Con il ritorno dei Borbone, si formò anche a Bovalino un sentimento patriottico liberale, rappresentato dalla famiglia Ruffo, il cui membro più famoso, Gaetano Ruffo, fu tra gli organizzatori della fallita Rivolta di Gerace del 1847, insieme a Rocco Verduci, Domenico Salvadori, Michele Bello, Pietro Mazzone, conclusasi con la fucilazione dei cinque patrioti il 2 ottobre di quell’anno a Gerace[8]. Altre importanti figure di patrioti bovalinesi furono il garibaldino Francesco Calfapietra, che partecipò alla Spedizione dei Mille e, successivamente, anche alla Terza Guerra d’Indipendenza, e il conte Domenico Antonio Grillo, esponente liberale che fu sindaco di Bovalino dal 1860 al 1863, il primo dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

Con l’Unità d’Italia Bovalino subì rapidi cambiamenti economici e sociali: infatti molte famiglie, nobili e non, lasciarono il borgo di Bovalino Superiore per sistemarsi nella nascente Marina, dove già anni prima le famiglie più in vista del paese (gli Spagnolo, i Procopio, i Morisciano, gli Agostini e i Marrapodi) avevano costruito le proprie residenze intorno alla Torre Scinosa, mentre anche numerose famiglie di pescatori avevano formato dei nuclei abitativi negli attuali rioni Borgo e Sant’Elena. Questa tendenza subì un’accelerazione con la costruzione, a partire dal 1865, della linea ferroviaria TarantoReggio Calabria, terminata in dieci anni, tanto che la Marina assunse una funzione politica e sociale non indifferente, anche per via del trasferimento di nuove famiglie dai paesi circonvicini: gli Oliva da Platì, gli Stranges da San Luca, i Vitale da Sant’Ilario, i De Blasio da Palizzi e gli Amaduri da Gioiosa Jonica. Di conseguenza, con il Regio Decreto del 29 giugno 1874, la sede del municipio venne trasferita a Bovalino Marina, mentre Bovalino superiore decadde al rango di semplice frazione. Ciò ebbe un effetto negativo sui monumenti presenti nell’antico borgo, come il castello, il quale crollò parzialmente a causa del terremoto di Messina del 1908; dopo di allora, trascurato ed abbandonato, fu in parte venduto a privati, mentre negli anni Cinquanta venne tagliato in due per creare la strada comunale che conduceva all’antico borgo medievale

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