16 Maggio 2021

GIOIOSA JONICA: VANDALI E AMANTI NEL PALAZZO NOBILIARE

Dalla Proprietà ricevo e pubblico
Palazzo Ripolo Girardis – Marconi è uno dei palazzi storici di Gioiosa Jonica ed è stato, costruito in epoca tardo medievale, usando come fondamenta le strutture e le torri delle mura del 1300 che circondavano il borgo di Motta Gioiosa nel tratto che difendeva la Porta Barletta nella strada che veniva dal mare. Si trova lungo la scalinata di via Paolo Sarpi, confina e affronta il Palazzo Naymo Pellicano Spina. Il palazzo è uno dei pochissimi sopravvissuti al devastante terremoto che sconvolse la Calabria Ultra nel 1783 e quindi un unicum con caratteristiche di struttura medievale conservata ad origine.
Circa venti anni fa è stato acquisito al patrimonio della famiglia Marconi Jentile che ha subito avviato un vasto e complesso piano di consolidamento, recupero e restauro filologico e adeguamento alle moderne esigenze. Confortata dalla presenza al suo interno di professionalità di assoluta eccellenza come un archeologo di fama mondiale, forti dell’esperienza acquisita nel restauro di un altro bene di famiglia, il Castello di Foglia a nord di Roma.
Questo notevole sforzo, paragonabile al recupero di grandi complessi come per esempio Palazzo Ameduri, fu compiuto per dotare la famiglia, numerosa e sparsa, di un luogo da destinare alla villeggiatura estiva, eleggendo Gioiosa Jonica come luogo ideale per passare belle estati e ameni inverni.
Tuttavia già lo scorso anno sono iniziati dei problemi che mai prima si erano presentati. Approfittando di una porta, peraltro assai nunita essendo di ferro pieno e vetro, posta in basso e che dà sulla Salita Montesanto, circa cinque piani più in basso, delle persone riuscirono a scardinare l’uscio e si introdussero in casa per darsi alla deboscia fumando spinelli bevendo birre e copulando. Hanno lasciato tracce e addirittura due di loro, un ragazzo e una ragazza, furono messi in fuga dal mio arrivo.
Furono rinforzate le grate di quell’ingresso ma questa precauzione non ha impedito che quest’anno ci fosse una nuova intrusione, questa volta protratta e con danni devastanti, furti, imbrattamenti, escrementi, preservativi, scritte e rovine. Come è documentato qui sotto.
Allertate le forze dell’ordine, ieri mattina c’è stato un sopralluogo, prima della polizia di Siderno e subito dopo della Scientifica, durata alcune ore data la grande quantità dei danni e la presenza di numero di reperti utili all’indagine.
Nei giorni prossimi saranno rafforzate le misure anti intrusione passive e attive installando serramenti più efficaci e sistemi di videosorveglianza. Sarà condotta una bonifica e sanificazione degli ambienti e l’eliminazione di tutto quanto è venuto a contatto degli intrusi, biancheria, materassi ed altro.
Queste sono le iniziative “tecniche” per rendere di nuovo agibile il Palazzo con un nuovo sforzo economico della famiglia.
Tuttavia ci stiamo interrogando, e lo faremo in un concilio di famiglia quando saremo tutti riuniti, sulla volontà di permanenza in un luogo che è diventato invivibile ed ormai ingovernabile. Scomodo per una ristrutturazione della viabilità del centro storico: il rifacimento della scalinata di via Sarpi e delle vineje limitrofe ha sì sanato secolari deficienze sanitarie, le fogne risalivano al regno di Giuseppe Bonaparte, ma ha rappresentato un esempio unico di fallimento progettuale e di disastro esecutivo. Solo per fare un esempio si è proceduto ad uno scellerato ridimensionamento del numero delle alzate rendendo assai faticoso e per i più anziani inagibile: dalla fontana Borbonica prima della ristrutturazione c’erano 124 gradini ed ora ce ne sono solo 102! Per non parlare della situazione delle stradine che portano al Castello. Malsano per la presenza di topi e ratti in quantità ormai incontrollabile per la indifferenza all’ambiente e per gli uomini.
Ormai gli abitanti diminuiscono di stagione in stagione, con una continua erosione del controllo sociale.
Ne valgono gli imbellettamenti di eventi che non modificano le cose ma sono solo fiori all’occhiello episodici che subito appassiscono.
Pino Carella

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