16 Maggio 2021
Italia divisa

Italia ancora divisa di: Danilo Franco

Italia divisa
ITALIA ANCORA DIVISA
Il corona virus con tutto quello che ha causato, l’immane tragedia di migliaia di morti su tutto, ha messo in evidenza anche le debolezze nazionali in vari campi. L’ Italia ha retto a stento sul piano sanitario anche e soprattutto per le norme messe in campo dal governo, che hanno limitato in parte il propagarsi  dell’epidemia in tutta Italia e soprattutto  per gli sforzi dei sanitari di tutta Italia.
L’economia ha subito dei pesanti contraccolpi, tamponati a stento dalla misure governative ed europee. Ciò segnerà per molto tempo la società italiana, con gravi ripercussioni economiche, soprattutto per le aree meno dotate di apparati industriali.
Di solito durante e dopo una catastrofe un popolo si trova unito e coeso nella difficolta è nella rinascita. Purtroppo in Italia così non è .
Il virus ha disegnato una Italia più divisa, una Italia con posizioni inconciliabili tra regioni colpite di più e regioni meno colpite.
Il Nord, ” locomotiva” dell’economia italiana, resa tale da scelte politiche secolari, è stata l’area geografica più colpita. Decine di migliaia di contagiati, migliaia di morti, una sanità non eccezionale che non ha saputo evitare la diffusione del virus, una economia quasi al tracollo. Regioni del Nord che paventano l’autonomia, ma che in casi di emergenza ” invocano” l’aiuto dello Stato.
Non voglio, come tanti soffermarmi a dire che se le regioni del Sud fossero state quelle più colpite, non sapremmo quale sarebbe stata  l’azione del resto d’Italia e del governo. Se applichiamo la “regola” dei ritardi degli interventi pubblici al Sud a quelli sanitari, sicuramente la popolazione del Sud sarebbe stata decimata e la sparuta presenza industriale e imprenditoriale sarebbe sparita del tutto.
Cosa che è emersa con chiarezza, con ciò che ha innescato il corona virus, è la debolezza di tutto l’apparato economico italiano, in grandissima parte concentrato al nord. Nord che costretto a limitare le produzioni, ha fatto rallentare la crescita nazionale.
Ebbene, se tali aree, dovessero essere colpite in futuro da disastri sanitari, geologici  o da conflitti, l’Italia sarebbe finita.
Le scelte politiche, che hanno consentito il sorgere e il crescere di poli industriali esclusivamente al nord, sarebbero ora da rivedere e da riscrivere.  Ora, risulta necessario e impellente, da parte del governo, mettere in campo una nuova politica industriale nazionale che “spalmi” su tutto il territorio italiano le industrie strategiche che possano garantire una continuità produttiva in qualunque situazione.
Ciò consentirà all’Italia di produrre comunque in qualunque emergenza ed essere al riparo da speculazioni di altri Stati che, in caso di emergenza troverebbero una nazione povera su dove riversare i loro prodotti.
Occorre investire pesantemente al Sud. Bisogna dotate il Sud di un apparato produttivo moderno ed efficace.
Il mercato globale, le moderne vie di trasporto, penalizzanti il Sud in passato, ora consentono il traffico da qualunque regione meridionale, soprattutto se ci si rivolge a mercati  posizionati ad est, nel medio oriente e in Africa.
E per favore,  si smetta di dire che al Sud non si investe perché c’è la mafia.
Al Sud non si investe perché le scelte dei vari governi seguono ancora il solco post unitario tracciato da Carlo Bombrini, che dopo l’unificazione italiana, sentenziò, ” i meridionali non dovranno mai più, intraprendere”.
Ciò fu un ostacolo messo in atto per arrestare e penalizzare lo sviluppo industriale delle regioni meridionali d’Italia, e rendere ricco il Nord e povero in Sud!
                         Danilo FRANCO

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